IL MESSAGGERO

MULTE “MUTE”, SALVATAGGIO RETROATTIVO

DA "IL MESSAGGERO" Data Sabato 23 Febbraio 2008

Il decreto “milleproroghe” salva le cartelle stoppate dalla Consulta: nulle solo quelle dal 1° giugno 2008
di LUCA LIPPERA

Omissis

Rabbia e indignazione tra gli avvocati: «Abuso intollerabile». «Una norma di cui vergognarsi: calpestati i diritti del cittadino».
I legali: «Decreto sfacciato: faremo subito appello ai giudici supremi».

Omissis

«E’ un fatto di una gravità inaudita – si indigna Simone Pacifici, un altro dei legali che da sempre combattono contro gli abusi delle multe e delle cartelle “pazze” – Mi aspettavo che accadesse qualcosa. Ma provo ugualmente sconcerto nel vedere che si tenta di sanare ex post, con una legge specifica, una situazione di nullità.. E’ chiaro che si sta operando una scelta politica. I fatti sono chiari. I concessionari, emettendo cartelle che non indicano il nome del responsabile del procedimento, hanno lavorato male, omettendo un particolare richiesto dalle leggi. Il cittadino avrebbe dunque lo strumento per far annullare le cartelle. Il Governo, per decreto, toglie di mezzo questo strumento. Non ci sono parole».

Omissis

Pacifici è realista. «Se la legge – ragiona – sanerà in senso retroattivo tutto il pregresso sarà un bel problema per la difesa delle ragioni dei cittadini. Ma stimoleremo i giudici di pace a sollevare la questione di legittimità costituzionale, perché ho molti dubbi sul fatto che un decreto del genere sia “in regola”».

 

MULTE PAZZE, LA PAROLA AL GIUDICE DI PACE

DA "IL MESSAGGERO" Data Domenica 6 gennaio 2008

In arrivo altri ricorsi dopo l’ordinanza della Consulta sulla nullità delle cartelle prive del nome del funzionario.
Causi: «I debiti restano». Gli avvocati: «La Corte dice il contrario».
di LUCA LIPPERA

Omissis

I LEGALI
«C’è poco da girarci intorno: è scritto tutto nero su bianco».
«Penso proprio che assisteremo alla cancellazione di centinaia di migliaia di cartelle esattoriali e delle multe da cui esse sono nate. L’ordinanza 377 della Corte Costituzionale, piaccia o non piaccia, è immediatamente applicabile e ha effetto retroattivo. Capisco che questo può provocare effetti enormi sotto il profilo finanziario, ma una decisione della Consulta fa legge e non vedo come i giudici di pace possano ignorarla».

L’avvocato Simone Pacifici sentiva da anni che «prima o poi sarebbe accaduto qualcosa di grosso». «Solo a Roma – ricorda - circolano decine di milioni di multe tuttora in contestazione. Ci sono centinaia di migliaia di cause in corso. Ma il Comune e le concessionarie per la riscossione, nel corso degli anni, non si sono mai date troppo pena affinché tutto venisse fatto nel pieno rispetto delle norme. Si sono inviati fermi auto, iscrizioni ipotecarie e verbali vecchi di anni senza star lì a sottilizzare se c’erano irregolarità. Ora la Corte Costituzionale, non un giudice qualsiasi, ci ricorda che le cose vanno fatte nella totale osservanza delle leggi, altrimenti sono illegittime». Pacifici intravede la valanga che partirà dagli uffici del Giudice di Pace di Roma in via Teulada.

«Le parole dei giudici costituzionali sono chiare – osserva – Viene ritenuta illegittima ogni cartella che non indica le generalità del responsabile del procedimento. C’è poco da girarci attorno. E’ scritto, nero su bianco. Tanto più che la Consulta non arriva a questa conclusione sulla base di un ragionamento giuridico autonomo. Si limita a ricordarci che esiste una legge, la numero 212 del 2000, il cosiddetto Statuto del Contribuente, la quale ordina che le cartelle debbano essere formate in un certo modo. Come si può immaginare che Equitalia, la società da cui dipende la Gerit, non fosse a conoscenza di una norma così fondamentale? Se hanno commesso un errore, se ne prendano la responsabilità. Non si può chiedere ai cittadini di farsene carico”.

L’avvocato, da anni all’opera sul fronte contravvenzioni, è convinto che “l’ordinanza sia un’arma atomica nel caos delle multe pazze”. “I cittadini raggiunti da nuove cartelle senza quella indicazione avranno buon gioco a chiederne l’annullamento – dice – Immaginiamo invece che Tizio abbia già fatto un ricorso, ma che non abbia citato l’ordinanza della Corte. La Consulta l’ha pubblicata solo il 14 novembre scorso e quindi sarà possibile, nella maggioranza dei casi pendenti, inserire un nuovo motivo di ricorso. Non escludo neppure che sia possibile chiedere la restituzione dei soldi per le cartelle già pagate. Quelle successive al 2000, cioè emesse dopo lo Statuto del Contribuente, sono illegittime. Come dire che il titolo in base al quale il Comune (via Gerit) si è fatto pagare era inesistente. Lo so: è un terremoto. Ma lo dice la Consulta, non un cittadino qualunque”.

DUE MULTE PER STESSE INFRAZIONI: ESPOSTO IN PROCURA

DA "IL MESSAGGERO" Data Sabato 27 Ottobre 2007

Per due infrazioni al codice della strada già impugnate davanti al prefetto di Roma ha ricevuto, a distanza di un mese, due ulteriori verbali di accertamento di violazione. Assistito dall'avvocato Simone Pacifici, un automobilista ha presentato un esposto alla Procura.

I fatti risalgono a luglio quando all'uomo furono notificati dal Campidoglio due multe per analoghe violazioni già contestate a lui il mese precedente e per le quali era in corso l’impugnazione. Attivatosi per avere spiegazioni, il destinatario dei verbali - è detto nell'esposto - non ebbe alcuna risoluzione del caso. Da qui la decisione di rivolgersi alla magistratura.

«Non c’è dubbio - si legge nell'esposto - che in capo alla pubblica amministrazione non incomba un generico diritto-dovere di procedere alla riscossione di somme purchessia, ma solo ed esclusivamente delle somme di cui il cittadino sia effettivamente debitore. Tale ulteriore pretesa creditoria è assolutamente illegittima».

 

FERRARISTA MULTATO, IL GIUDICE “BOCCIA” IL PREFETTO CHE AVEVA RESPINTO IL RICORSO

DA "IL MESSAGGERO" Data Mercoledì 10 Ottobre 2007

Un’altra freccia all’arco dei cittadini. L’ordinanza con la quale il Prefetto convalida una multa è illegittima – e dunque un ricorso ha ottime probabilità di essere vinto - «se l’ordinanza non contiene una adeguata motivazione e se viene emessa utilizzando moduli prestampati». Lo ha deciso il giudice di pace Antonio Cotronea, il quale ha dato ragione non al guidatore di una semplice utilitaria, bensì a un imprenditore romano al volante di una Ferrari accusato di andare «a velocità eccessiva» nei pressi di un semaforo.

La contravvenzione era stata elevata da una pattuglia dei carabinieri. L’uomo aveva fatto ricorso al Prefetto, ma il ricorso era stato respinto. A quel punto il ferrarista, assistito dall’avvocato Simone Pacifici, si è rivolto al Giudice di Pace di via Teulada.
La partita sembrava giuridicamente disperata, ma il magistrato alla fine ha dovuto dare ragione al ricorrente e al suo legale.

 

CAMERA DI CONSIGLIO IN PROCURA SULL'ACCUSA DI TENTATA TRUFFA

DA "IL MESSAGGERO" Data Domenica 6 Maggio 2007

Tanto tuonò che piovve. Il caos delle multe e le furiose proteste che ne sono nate rischiano di “trascinare” la Gerit Spa e lo stesso Comune di Roma in un’inchiesta penale per tentata truffa e tentata estorsione.

Barbara Callari, uno dei Gip (Giudice per le indagini preliminari) della Procura, si esprimerà nei prossimi giorni sulla richiesta di Simone Pacifici, un avvocato estremamente battagliero, il quale ha avanzato l’ipotesi che l’inferno delle Cartelle Esattoriali non dovute «non sia affatto il frutto di una colpevole disorganizzazione ma di un atteggiamento doloso da parte degli uffici». Il pubblico ministero, ritenendola infondata, aveva chiesto l’archiviazione della richiesta. Ma il Gip gli ha dato torto e si esprimerà a metà mese dopo una discussione in camera di consiglio.

«Quello che sta accadendo è spaventoso - dice l’avvocato Pacifici - ma bisogna smetterla di attribuire tutto al caos. La verità è che gli uffici comunali, che si sia pagato o meno, attivano comunque l’iter che porta all’emissione della cartella. Nell’incertezza su cosa abbia fatto il contribuente, avviano gli atti esecutivi, tanto per mettersi al riparo. È un atteggiamento voluto e doloso, un classico caso di dolo eventuale. La mia denuncia nasce da una vicenda incredibile. Un cliente sette anni fa aveva ottenuto dal Comune il discarico di sette multe non dovute. Dopo qualche anno, gli arriva una cartella per gli stessi verbali. Fa ricorso. Il Giudice di Pace gli dà ragione e condanna il Comune per lite temeraria. Tutto finito? Figurarsi. Arriva anche il Preavviso di Fermo del veicolo. Era davvero troppo: di fatto, minacciando un danno, cioè il blocco della macchina, si tentava di “estorcere” denaro non dovuto. Non restava che denunciare il Comune e la Gerit. Vorremmo sapere una volta per tutte chi e cosa produce queste vessazioni: i cittadini hanno il diritto di essere difesi dalla magistratura».

SEMAFORI “PAZZI”, ESPOSTO IN PROCURA
L’AVVOCATO PACIFICI: ‘PEDONI, IMPOSSIBILE ATTRAVERSARE SICURI’

DA "IL MESSAGGERO" Data Sabato 16 dicembre 2006

Corse folli per salvare la pelle. Semafori pedonali che iniziano a lampeggiare quando il malcapitato sta già attraversando, e dopo tre secondi danno il via ai motori rombanti delle auto in trepida attesa del verde, neanche fossimo a Suzuka o Indianapolis. È una vita dura e pericolosa, quella dei pedoni: soprattutto se, all’indisciplina degli automobilisti, si aggiunge la cattiva sincronizzazione degli impianti semaforici.

E così l’avvocato Simone Pacifici ha deciso di rivolgersi alla Procura di Roma, con un esposto-denuncia contro «l’errata temporizzazione-gestione» dei semafori della Capitale, che spesso provocano difficoltà ai pedoni nel calcolo dei tempi «per un sicuro attraversamento delle strade».

Il legale chiede di invitare il sindaco, il prefetto, il comandante della polizia municipale, ma anche i responsabili della manutenzione e del funzionamento dei semafori, a realizzare controlli e «verificare gli eventuali impianti fuori norma». «In molti casi - si legge nell’esposto - al momento dell’accensione dell’attesa luce “verde”, segnale di via libera per il pedone, vi è quasi immediata illuminazione del colore arancione (il prescritto giallo) fisso, che non consente in modo alcuno di calcolare i tempi per (iniziare e/o terminare) un sicuro attraversamento. Tanto più indice di estrema pericolosità per persone anziane, accompagnatori di infanti, bambini, persone disabili».

Da ciò, la richiesta alla Procura di accertare la veridicità della vicenda esposta ed invitare le autorità cittadine a risolvere una situazione «non immune da profili di vera e propria rilevanza per quanto attiene ad esigenze di ordine e sicurezza pubblica».

IL CASO

DA "IL MESSAGGERO" Data Mercoledì 22 febbraio 2006

Sono inutilizzabili i verbali allegati in fotocopia alle cartelle esattoriali qualora l'amministrazione comunale, in sede di giudizio di opposizione, ometta di produrre gli originali. E' il principio stabilito dal giudice di pace di Roma Oliviero Campana, il quale ha accolto le argomentazioni proposte in un ricorso presentato da un commerciante romano tramite l'avvocato Simone Pacifici.

I fatti contestati risalgono al luglio dello scorso anno, quando al commerciante fu notificata una cartella esattoriale relativa a tre infrazioni al codice della strada avvenute nel 2000.

Il verbale non solo era stato notificato al portiere dell'abitazione del commerciante, senza che allo stesso destinatario stata fatta seguire alcuna raccomandata informativa, ma soprattutto esaminato, in sede di opposizione, in assenza degli originali.

Il giudice ha stabilito che "il ricorrente ha sostanzialmente disconosciuto la validità delle fotocopie allegate alla cartella opposta e, pertanto, in presenza del disconoscimento della conformità delle copie con l'originale o della sottoscrizione sulla copia prodotta, tale documento non è utilizzabile come mezzo di prova, salva la produzione dell'originale da chi intenda avvalersene, onde accertarne la genuinità all'esito della procedura di verificazione, peraltro non richiesta dal Comune di Roma''.

IL CASO ZTL

DA "IL MESSAGGERO "Data Martedì 22 novembre 2005"

Annullata multa: se cambia l’orario non può mancare la segnalazione

Non si può essere sanzionati per avere varcato gli accessi alla Ztl se, in assenza di una idonea segnaletica, non si può essere a conoscenza di modifiche all'orario di apertura degli stessi.

Lo ha deciso il giudice di pace di Roma Capizzano il quale, accogliendo il ricorso presentato da una casalinga romana, ha annullato la contravvenzione e condannato a 150 euro di spese il comune di Roma.

La casalinga aveva varcato con la propria auto, priva di permesso, la Ztl, alle 19 del 20 dicembre 2003, un'ora dopo l'abituale apertura dei varchi, ma in violazione di una proroga temporanea che prevedeva l'apertura alle 20.

La donna si rivolse all'avvocato Simone Pacifici, il quale, nel ricorso, eccepì che non era segnalata alcuna proroga del divieto, al punto da non poter configurare come cosciente e volontaria la violazione contestata.

«Si tratta di una importante sentenza - ha commentato l' avvocato - nonostante sia stata commessa un'infrazione, il cittadino non è sanzionabile in quanto indotto in errore dallo stesso sanzionante».

 

DIECI SCOOTER AL GIORNO CONFISCATI AI PROPRIETARI

DA "IL MESSAGGERO "Data Venerdì 9 settembre 2005"

Violazioni come il casco non allacciato, in due sul cinquantino o sulla macchinetta causano gravi conseguenze: la perdita del veicolo.
I vigili applicano le nuove norme: il mezzo va all'asta. Ieri è toccato a una minicar.

L'AVVOCATO
«Una sanzione sproporzionata. Ecco come proporre ricorso»

di MAURO EVANGELISTI

«La confisca è eccessiva, soprattutto se rapportata al tipo di violazioni previste. E’ una misura assolutamente sproporzionata, con la quale per esempio non si colpisce chi in automobile commette azioni ben più pericolose come andare contromano o guidare in stato di ebbrezza. Invece, sedere in modo scorretto sul sellino o magari trasportare il cane con lo scooter ora ti fa perdere, per sempre, il mezzo. Eccessivo».

L’avvocato Simone Pacifici è ormai uno specialista di tematiche che riguardano gli automobilisti: dalle multe ai varchi della ztl alle stangate degli ausiliari.

«Dobbiamo tenere conto - dice Pacifici - che anche il meccanismo per presentare ricorso, per opporsi alla confisca, è complesso e accidentato. Vediamo di comprenderlo: il vigile può solo sequestrare il motorino, dopo di che è il prefetto a disporre la confisca, che si conclude con la vendita all’asta del mezzo». E questo è chiaro. Ma cosa si può fare per salvare lo scooter? «Teniamo prima di tutto conto che c’è anche da pagare la multa. Dal momento del sequestro ci sono sessanta giorni per proporre ricorso al prefetto per evitare la confisca. Ma se il prefetto respinge il ricorso, a quel punto dispone la confisca e la vendita all’asta».

Ogni speranza è perduta? «No, c’è un’ultima arma, quella di ricorrere entro trenta giorni all’autorità giudiziaria contro il provvedimento del prefetto. Il giudice entro dieci giorni comunicherà alla prefettura l’avvenuta opposizione, per congelare la vendita all’asta del motorino».

IL MARCIAPIEDE NON C'E'? SOSTA IN MEZZO ALLA STRADA

DA "IL MESSAGGERO "Data Venerdì 22 Luglio 2005"

Se non c'è il marciapiede rialzato, si può sostare al centro della carreggiata di una strada, senza violare il Codice della strada. Lo ha stabilito il giudice di pace di Roma Antonio Devoto il quale, nell' accogliere un ricorso presentato da un'automobilista romana multata, ha annullato il verbale di contravvenzione stabilendo che ''gli accertatori dell' infrazione - dichiara l'avvocato Simone Pacifici che difendeva la donna contravvenzionata - devono, comunque, dar conto dei tentativi di ricerca, nelle immediate vicinanze del veicolo, del presunto trasgressore''.

Nel verbale i vigili urbani della Capitale avevano contestato alla donna di avere lasciato la propria autovettura in sosta al centro della carreggiata lungo una strada del centro della città.

Contro la multa, la donna ha presentato ricorso al giudice di pace, il quale ha accolto le argomentazioni proposte dall' avvocato Pacifici secondo il quale ''sostare al centro della carreggiata, a fronte di una strada priva di marciapiede, puo' essere comportamento addirittura imposto dal codice della strada''. Il riferimento e' all' articolo 157 il quale impone - sottolinea il legale - che ''qualora non esista marciapiede rialzato deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni comunque non inferiore e un metro''.

Lo stesso giudice, sull'eccezione della mancata contestazione immediata della violazione, ha stabilito che questa ''deve essere notificata con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con l'indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata''.

Ma non solo. Secondo il legale, il giudice nell'annullare il verbale di contravvenzione della signora ha stabilito che "gli accertatori dell'infrazione devono, comunque, dar conto dei tentativi di ricerca, nelle immediate vicinanze del veicolo, del presunto trasgressore".

GESTORI E BAGNANTI

DA "IL MESSAGGERO" Data Mercoledì 11 Agosto 2004"

Assurdo. Sarà una vera batosta per i nostri affari"


di ROBERTA MENEGAZZI


"Assurdo. Non è possibile che sulle spiagge non si potrà più ascoltare musica". E' un coro unanime quello che arriva dai gestori degli stabilimenti e dai bagnanti di Focene e del Villaggio dei pescatori di Fregene. L'ordinanza che vieta qualsiasi altro tipo di emissione sonora dalle 14 ha spiazzato tutti. Restano a bocca aperta i titolari di chioschi e stabilimenti, e sono increduli coloro che usufruiscono degli arenili.
Dispiacere esprimono i proprietari della Scialuppa. "Per 15 anni abbiamo fatto pianobar e cene con musica in sottofondo- commenta Concetta Maduli - se lo volessimo riproporre ora non potremmo". Uno sconcerto che aleggia anche a Focene. "L'ordinanza è vaga- aggiunge Fabrizio Properzi, uno dei proprietari del chiosco Waterfront- aspettiamo di capire se ci riguarda direttamente. Non si capisce molto bene come stiano effettivamente le cose. Noi abbiamo tutte le autorizzazioni per fare musica, abbiamo pagato la Siae, preparato eventi fino a settembre. Sarebbe un danno enorme. E poi, come mai arriva questo provvedimento a metà stagione?".
Ha le idee chiare Maurizio Mastino, titolare dell'omonimo famoso ristorante: "Io le mie serate le organizzerò comunque, non dirò no ai miei clienti: ogni anno chiedo le autorizzazioni e pago le tasse"."Tutto ciò - commenta Gianluca Forieri, bagnante romano- ridurrà notevolmente il gettito commerciale. Sarà penalizzato anche l'indotto che ruota attorno a queste attività". "Non posso nemmeno immaginare -dice Giorgia Gentile, 23 anni, stesa con il asciugamano vicino al chiosco Controvento, che venendo a Fregene sarà tutto muto. Tra l'altro io arrivo sempre al mare intorno alle 15, fuori orario quindi". "Sono attività -spiega Simone Pacifici, avvocato - che hanno sempre avuto il totale rispetto dei diritti della persona". Proteste che proseguono. "La cosa che ci mancherà di più - afferma Federica Brugè, cliente del Singita - sarà non avere "O sole mio" al tramonto, nel momento dell'aperitivo". "La spiaggia del Villaggio dei pescatori - aggiunge Isidoro Bitti, assistente di volo - è bella e lunga. Guardate che spettacolo, sembra Copa Cabana. Uno viene qui perchè ha determinate caratteristiche, musica compresa".

PROCESSO

DA "IL MESSAGGERO” – Data Martedì 23 Luglio 2002

Rissa al Pantheon


Il Tribunale Penale non ha convalidato l’arresto di J. T. e B. Y. per rissa, resistenza e lesioni, contestati in Piazza della Rotonda sabato notte. I due stranieri erano assistiti da Simone Pacifici dello studio legale Perugini. Furono arrestate cinque persone.

Dai varchi in poi è stata una sequenza di vittorie

DA "IL MESSAGGERO" - Data Domenica 11 Maggio 2003

Tutto cominciò con i varchi elettronici e con una prima sentenza che dichiarava illegittima l’entità della multa comminata a Roma per chi varcava la Ztl, la zona a traffico limitato. Sessantacinque euro contro i 32 di Milano. La Capitale applica l’articolo 7, comma 13 del codice della strada, Milano il comma 14. Una disparità inspiegabile.

Un’altra vittoria, frutto sempre di un ricorso presentato dall’avvocato Simone Pacifici, legale dello Studio Perugini, fu quella sulla segnaletica stradale. Un giudice di pace annullò una contravvenzione perché il segnale di divieto di sosta non recava l’ordinanza di apposizione prevista dall’articolo 77 comma 7 del regolamento di esecuzione del codice della strada.

In seguito a questa sentenza, non solo a Roma ma in tutta Italia sono stati presentati migliaia di ricorsi.

Un capitolo a parte riguarda poi le multe comminate dagli ausiliari del traffico. Centinaia di migliaia di verbali notificati con la dicitura prestampata: «la violazione non è stata contestata immediatamente per non intralciare il servizio pubblico di trasporto». Il Codice della strada obbliga invece a spiegare e motivare caso per caso la mancata contestazione.

Infine, altrettanto importante, «l’ingannevole-informazione» contenuta nei verbali di accertamento: per ricorrere al giudice di pace il cittadino ha 30 giorni di tempo e non 60 come erroneamente indicato nei verbali.

L’agente non aveva potuto contestare il verbale

DA "IL MESSAGGERO" - Martedì 18 Febbraio 2003 CRONACA DI ROMA "IL MESSAGGERO"

L’agente non aveva potuto contestare il verbale. Continuano le proteste in via Ostiense per le doppie notifiche a domicilio
Motivazione scarsa, multa annullata
Giudice di Pace accoglie il ricorso di un ingegnere "pizzicato" da un ausiliario

di CLAUDIO MARINCOLA

Appostati agli angoli, mimetizzati tra i lampioni, con il taccuino seminascosto nel giaccone. Per l’ausiliario del traffico fare multe è facile come sparare agli stormi o andare a caccia in uno zoo. Specie se gli uccelli hanno due ruote e volano sulle corsie preferenziali come i motorini romani.
Fare una multa, farne due, farne dieci o centomila è un gioco da ragazzi. Si alza la testa, si mira e si annota il numero di targa. Un tiro al bersaglio, una "catena di multaggio" e soprattutto una valanga di verbali.
Le regole ci sono, ma l’osservanza cambia a seconda della divisa. Di chi la indossa, e, se vogliamo dirla tutta, anche della strada che si percorre. Può capitare di entrare in centro a tutto gas, in zona vietata sotto gli occhi benevoli dei vigili urbani, ignorati e tollerati anche dalle volanti della polizia e dalle gazzelle dei carabinieri. Ma se 300 metri dopo entri nel raggio visivo dell’ausiliario finisci impallinato.
Ma non era una zona franca? viene da chiedersi. "No", se protestate, lui scuote la testa. E ha ragione lui, l’ausiliario di turno. Multato e sentendosi forse vittima di una multa "sleale", un cittadino romano (un ingegnere) si è rivolto al giudice di pace impugnando la contravvenzione. Il Tribunale di via Teulada gli ha dato ragione, ha accolto il ricorso presentato dal suo avvocato Simone Pacifici, lo stesso che si è già aggiudicato altri round contro il Comune di Roma difendendo i multati della Ztl, la zona a traffico limitato controllata dalle telecamere.
È vero: il ciclomotore dell’ingegnere transitava in via Ostiense sulle corsie preferenziali e in un’area di percorrenza riservata ai mezzi pubblici. Nulla da eccepire, la violazione dell’art.200 è palese. Ma è la motivazione precisata in calce che non va: "la violazione non è stata contestata per non intralciare il servizio pubblico di trasporto". La dicitura ripetuta su ogni verbale, imposta da una sentenza della Corte di Cassazione che ha indicato i 5 casi in cui è obbligatorio contestare sul posto l’infrazione, non può essere buona per tutti gli usi, neanche fosse un’etichetta prestampata.
Il giudice, Rodolfo Giuliani, ritenendo insufficiente la motivazione addotta dall’ausiliario ha perciò condannato il Comune di Roma a pagare le spese processuali (200 euro). "Del resto - sostiene l’avvocato Pacifici - non vi può essere disparità di trattamento tra l’operato della Polizia municipale, chiamata a motivare l’impossibilità di contestazione immediata e dare invece assoluta libertà agli ausiliari del traffico di esimersi addirittura dal fornire la giustificazione prescritta".
Intanto, le file al IV piano di via Ostiense 131 si fanno sempre più lunghe e i verbali continuano ad ammucchiarsi nei corridoi dell’Ufficio contravvenzioni. Rispetto a qualche tempo fa, quando l’introduzione del Sistema Iride nel centro storico fece esplodere il contenzioso tra amministrazione e cittadini, poco è cambiato. Gli addetti al servizio continuano ad aspettare i rinforzi e le tecnologie promesse dall’assessore al Bilancio, Marco Causi in base all’accordo sottoscritto l’estate scorsa. Uno stato di agitazione che contagia i cittadini stressati da un sistema che li obbliga a ricevere prima il preavviso, poi la notifica e sempre più spesso a casa loro anche l’ufficiale giudiziario nonostante la multa sia stata già pagata.
In compenso, sul sito del Comune di Roma (www.comune.roma.it), nel link della polizia municipale è possibile scovare un vademecum sulle contravvenzioni, frutto forse di qualche mai disvelato senso di colpa. Come comportarsi se: ho preso la multa ma quel giorno non ero in quel luogo; il veicolo non è il mio; ho preso due multe per sosta vietata nello stesso giorno e nello stesso luogo; non ho mai ricevuto la notifica. Nessuna traccia dell’ ausiliario. Che si nasconda anche sul web?

Il giudice di pace: «Multa ingannevole, annullata»

DA "IL MESSAGGERO" - Data Domenica 11 Maggio 2003

La sentenza emessa due giorni fa potrebbe costringere l’amministrazione a riscrivere la modulistica per non dover annullare migliaia di contravvenzioni
Il giudice di pace: «Multa ingannevole, annullata»
Il Comune condannato, informazioni inesatte: sbagliato nei verbali il termine indicato per fare ricorso
di CLAUDIO MARINCOLA

Errore. I verbali delle multe sono tutti da rifare. Un avvocato romano se n’è accorto e ha presentato ricorso. E un giudice di pace gli ha dato ragione condannando l’amministrazione «per ingannevole informazione». È l’ultima puntata di un contenzioso infinito che ha sommerso gli uffici del Tribunale di via Teulada al quale si rivolgono ogni giorno centinaia di cittadini. Ma a differenza di altre sentenze, quella emessa lo scorso 8 maggio dal giudice della Terza sezione, Cecilia Bonacci costringerà il Comune a riscrivere la sua modulistica, pena vedersi annullate migliaia di contravvenzioni ed essere citato per danni.
L’avvocato è Simone Pacifici, giovane legale che già in passato, più di una volta, ha sollevato questioni giuridiche, cogliendo inesattezze nei procedimenti amministrativi. Stavolta ha colto un errore vistoso. Nel modello prestampato si fa riferimento alla possibilità di presentare ricorso all’Ufficio del Giudice di pace entro 60 giorni dalla contestazione o notificazione del verbale di accertamento della violazione (vav). Ciò, secondo il giudice Bonacci, non risponde al vero, in quanto l’articolo 18 comma 1 della legge 689/91 prevede in 30 giorni il termine per il ricorso giurisdizionale.

Potrebbe sembrare una questione di lana caprina, in realtà non lo è. L’erronea indicazione può trarre in inganno; chi presenta opposizione alla multa dopo il 30esimo giorno si vede respingere il ricorso «per inammissibilità». «Non posso dire - commenta Pacifici - che l’errore del Comune sia voluto, cioè doloso. Però non mi spiego perché l’amministrazione continui a dare un’indicazione sbagliata. Quei verbali hanno un vizio di forma che inficia il diritto di difesta costituzionalmente garantito. In questo modo chiunque potrà citare il Comune per danni». Ed è quello che l’avvocato ha fatto per tutelare i diritti di un suo assistito il cui ricorso era stato giudicato - appunto - inammissibile da un giudice di pace. L’articolo 18 richiamato nella sentenza prescrive anche che il “multato" può far pervenire all’organo accertatore entro 30 giorni «scritti difensivi al fine di archiviare il procedimento». Ma neanche di questo - stranamente - i moduli, fanno menzione.

È appena il caso di ricordare poi che Roma è una città in cui si viaggia allegramente alla media di un milione e mezzo di contravvenzioni l’anno. Il numero dei ricorsi oscilla intorno al 10%, una percentuale imprecisa di trasgressori veri o presunti si limita invece a non pagare nell’attesa messianica di un condono che non c’è e per il momento non è previsto.
Per il ricorso amministrativo al prefetto la legge prevede 60 giorni che diventano 30 (articolo 22 della legge 689/81) in caso di opposizione all’ordinanza-ingiunzione presso il giudice di pace. Perché allora il verbale si ostina a indicarne il doppio inducendo il cittadino che vuole presentare ricorso in errore?

«Abbiamo rilevato l’inesattezza e posto il problema agli avvocati del Comune - spiega Giampiero Ferrini, giudice referente della IV Sezione - ma invano. Siamo perciò costretti a considerare i ricorsi pervenuti oltre il 30simo giorno inammissibili. Altre sezioni sono di orientamento diverso e accolgono anche i ricorsi presentati oltre i termini. Noi restiamo dell’avviso che la pubblica amministrazione con un atto proprio non può apportare modifiche ad una norma di legge».

E il Comune? L’Ufficio contravvenzioni non commenta la sentenza. No comment anche dall’Avvocatura comunale alle prese molto spesso con cause “indifendibili" e impegnata su fronti molto più impegnativi. Tant’è che spesso il Comune chiamato in ballo dai ricorrenti non si presenta e incassa sconfitte su sconfitte. Una débâcle che sta diventando un problema e non solo per i mancati introiti ma anche per le condanne pecuniare pronunciate a titolo di risarcimento. Si va dai 100 ai 500 euro per causa. Dopo il danno, anche la beffa.

«Sono sbagliate le multe ai varchi»

DA "IL MESSAGGERO" - Data Venerdì 19 Luglio 2002

Se la decisione facesse giurisprudenza il calo degli introiti metterebbe a rischio la gestione del sistema di controllo elettronico
«Sono sbagliate le multe ai varchi»
Prima sentenza del giudice di Pace: «Vanno addebitati solo 32 euro e non gli attuali 65»
di CLAUDIO MARINCOLA

Le multe ai varchi? Tutte sbagliate. La sanzione per chi viola la zona a traffico limitato è troppo salta, deve essere dimezzata, come a Milano. Lo ha stabilito ieri il giudice di Pace della III Sezione del Tribunale di Roma, Cecilia Bonacci annullando la contravvenzione elevata il 5 ottobre scorso alla Bdf, una ditta di costruzioni il cui pulmino era entrato nella Ztl, la zona a traffico limitato.

Ogni sentenza fa storia a sè. Ma l’orientamento del giudice romano che ha dichiarato «l’illegittimità dell’atto sanzionatorio e la conseguente inefficacia della sanzione erogata» costituirà d’ora in poi un precedente difficile da rimuovere. L’errore secondo l’organo giudicante sta anche nell’entità, nell’applicazione di un comma, il 13 anziché il 14, dell’articolo 7 del Codice della strada.

La questione di lana caprina? Forse, ma è sostanziale. Riguarda migliaia e migliaia di multe e mette in pericoloe la validità stessa del Sistema Iride, i cui costi, tra l’altro, applicando lo "sconto" di ieri, non sarebbero più coperti dagli introiti1.

Per capire il senso contenuto nella sentenza del giudice facciamo un piccolo indietro. Dal giorno dell’istituzione dei varchi, il primo ottobre dello scorso anno, la Polizia municipale applica una sanzione che va da 65 euro a 250. Il caso rientra (art. 7 comma 13) tra chi «non ottempera ai provvedimenti di sospensione o divieto della circolazione». Secondo la pronuncia del giudice di pace bisognerebbe invece applicare il comma 14 dello stesso articolo previsto per chi contravviene «divieti e limitazioni» deliberati per delimitare aree pedonali e Ztl. Infrazione punibile con una multa che va da un minimo di 32 euro ad un massimo di 125 euro.

Il caso discusso ieri al Tribunale di via Teulada è stato sostenuto con successo dall’avvocato Simone Pacifici, un legale, che ha vinto tutti o quasi i contenziosi sollevati in questi mesi sulla questione dei varchi. Che sono migliaia di migliaia e stanno intasando gli uffici sottraendo gli uffici dei giudici di pace.

Qualche numero per capire: dei 50.260 atti presentati al Tribunale di pace dall’inizio dell’anno, 21.501 sono ricorsi contro le multe, solo 12.936 attengono invece al contenzioso ordinario e 14.551 opposizioni a decreti ingiuntivi. «Il personale di cancelleria non ce la fa più, è esausto - lamenta Giampietro Ferrini, giudice referente della IV sezione - l’organico è lo stesso di 3 anni fa mentre il lavoro si è triplicato». Come uscire dall’impasse visto che sugli uffici stanno per arrivare altre migliaia di ricorsi e sempre per la questione irrisolta dei varchi? «Quando si ha la certezza che la multa scaturisce da un errore materiale - è il consiglio del giudice - anziché venire da noi i cittadini farebbero meglio a rivolgersi all’Ufficio contravvenzioni del comune e chiedere lo sgravio. Noi abbiamo moltissimi casi che si potrebbero risolvere per vie più brevi: multe comminate persino ad ambulanze o mezzi simili delle Forze dell’Ordine e della Protezione civile».

Pendono anche sulla Prefettura e sull’Ufficio contravvenzioni di via Ostiense 131 gli esiti dei 108 mila verbali inviati oltre i 150 giorni previsti dal Codice della strada per la notifica. Il Campidoglio per correre ai ripari sta studiando un sistema più rapido affidato all’assessore alla Semplificazione, Mariella Gramaglia. Per accelerare il lavoro di accertamento è stato potenziato l’Ufficio dove avviene la verifica tra le foto scattate ai varchi e il database in cui sono memorizzati i numeri di targa delle auto munite di permesso si va completando e il numero di errori si è ridotto. Questo non ha impedito che la cooperativa di Taxi Samarcanda sia tempestata tutti i giorni da centinaia di multe “illegittime". Il giudice Bonacci, la stessa che ha dimezzato la sanzione, sempre ieri ha dato ragione alla cooperativa e ha fatto onere al Comune di attivarsi presso la Sta per fermare la valanga quotidiana di contravvenzioni sbagliate.

 

AUTOVELOX, SCONTRO FRONTALE IN NOME DELLA LEGGE


DA "IL MESSAGGERO” – Data Mercoledi 26 Gennaio 2005

Centocinquanta macchinette rilevano la velocità senza la contestazione immediata. La sentenza ora fa precipitare i controlli nel caos

Sempre di più le strade in cui basta la foto, ma la Corte costituzionale obbliga a fermare l’auto

di MAURO EVANGELISTI

Ci sono 150 autovelox in giro per la provincia di Roma che hanno licenza di colpire senza l’obbligo di fermare l’automobilista che viola i limiti di velocità; un terzo di questi sono all’interno del Comune di Roma, ma dopo la sentenza della Corte costituzionale bisognerà rivedere le strategie nella caccia a chi non riesce a fare meno di premere con eccessivo fervore l’acceleratore. La contravvenzione spaventa, ma il vero deterrente era rappresentato dal timore di perdere punti dalla patente. E nel 2004, con la nuova legge, i ricorsi giunti alla prefettura erano raddoppiati rispetto al 2003: 200 mila. Come spiegano in Prefettura «in almeno la metà dei casi a provocare la reazione
dell’automobilista c’era il taglio dei punti». Norma contro norma. «Ora però - è l’analisi della prefettura di Roma - sull’uso degli autovelox si crea una sorta di conflitto normativo». La Corte costituzionale da una parte ci dice che nessuno può perdere punti dalla patente se l’infrazione non gli viene contestata; dall’altra c’è un decreto legge del 2002 che consente alle prefetture di individuare le strade ad alto rischio, «sulle quali non è possibile il fermo di un veicolo senza recare pregiudizio alla circolazione, alla fluidità del traffico, all’incolumità degli agenti operanti»: bene, in queste strade individuate dal prefetto l’autovelox può agire senza contestazione immediata. Il prefetto Achille Serra di provvedimenti di questo tipo ne ha fatti 43, per 148 tratti stradali. Ricapitolando in modo grossolano: la corte costituzionale ha detto che i punti non si tolgono senza fermare i bolidi, ma c’è una legge in base alla quale il prefetto dice “multate, ma non fermate le auto che corrono perché sarebbe pericoloso”. Cercasi sintesi. Anche se un elemento colpisce: le eccezioni previste dalla Prefettura sono numerose. «Il principio reintrodotto dalla corte costituzionale - dice l’avvocato Simone Pacifici - è sacrosanto. Non avrebbero dovuto essere previste tante deroghe a un principio importante come quello che consente all’automobilista di difendersi nell’immediato».

(Omissis)